Queste riflessioni sono frutto delle nostre esperienze culinarie degli ultimi mesi a Milano.

Qui la prima parte…ma abbiamo in serbo altri capitoli per voi.

1. Il risotto alla milanese a Milano

“E poi abbiamo il nostro cavallo di battaglia, il risotto alla milanese con i midollini” disse la cameriera orgogliosamente. E seppur fosse una torrida serata milanese di metà luglio optammo per “il best” del ristorante. Ora, siamo a Milano. E in un ristorante, aperto da nemmeno un anno, e molto blasonato, si presume che un risotto alla milanese, non dico buono come quello della zia Mariuccia, ma almeno accettabile, lo sappiano fare. Arriva il piatto al tavolo. Ad un primo assaggio il riso mi sembra scotto. Ma da profana quale sono mi limito a questo commento. Il mio commensale, chef in incognito, invece mi spiega che quello è riso precotto (chissà da quando) e mantecato solo alla fine. Con zafferano in bustina, dove i pistilli sono messi alla fine come guarnizione per dare una parvenza di qualità. Mi fido. Sconcertata, proseguo la cena assaggiando un vitello tonnato che non raggiunge la sufficienza. Da Piemontese quale sono ho la presunzione di sapere come debba essere fatto un vitello tonnato. La salsa qui era densissima, stucchevole e con una quantità di sale esagerata.
Risultato un conto salatissimo per una cena altrettanta salata, e scotta, aggiungerei.

risotto alla milanese

2. C’era una volta la cotoletta…ora c’è l’hamburger

Ora, mangiare un bell’hamburger fatto come Dio comanda, non ha mai fatto male a nessuno. Anzi penso proprio che abbia effetti benefici sull’umore e molta gente lo usi come antidepressivo. Una volta ci si immergeva nel barattolone di nutella a mo’ di Nanni Moretti, ora si mangia un bell’hamburgherozzo da soli o in compagnia. E a Milano di depressi ce ne sono tanti…quindi forse è questo il segreto del suo successo. Ma anche qui c’è hamburger e hamburger. Da quello original americano (dicono). Forse perchè la proprietaria ma soprattutto i camerieri sono bellezze tipiche californiane e parlano poco italiano, se no non me lo spiego. Un panino tremendo con un burger bruciacchiato e sottile con una foglia di insalata guercia. Dicono sia americano. Si certo.
Oppure c’è quello gourmet, che non si può dire che non lo sia. Ci mettono pure il fois gras, che riempe tanto la bocca del milanese imbruttito che si vanta di aver aspettato mezz’ora fuori e aver speso 30 euro per un hamburger. Però a parte tutto è bbono.
Poi c’è quello che si ordina con l’ipad. E qualcuno poco tecnologico si innervosisce e va in panico. Ma la cottura come faccio a ordinarla? Io vorrei questo ma senza cipolla e con l’aggiunta dei cetriolini, come faccio?? Cambia ristorante.
E poi c’è quello italianizzato, che è un po’ come un americano che apre un ristorante italiano a NY dopo essere stato in vacanza qui, e come piatto forte fa gli spaghetti con sugo di pollo. Vomito.
Però quest’ultima categoria ha anche degli esempi (di cui abbiamo già parlato) in cui non si vuole scimmiottare troppo l’American way e si utilizzano prodotti nostrani con risultati eccellenti. Però allora chiamiamoli panini. Sta a vedere che il prossimo anno istituiranno “la sagra dell’hamburger di Milano”.

hamburger

Foto del millantato hamburger all’americana con insalata guercia

Lo ammetto: anch’io sono un po’ depressa e amante dell’hamburger. Ma l’unico che ora mi sento di consigliarvi lo potete trovare da Lidia di Nonsolofood, in una delle sue serate “Burger Night”. Fatto in casa, curato nei minimi dettagli, e soprattutto con tante risate e il piacere di essere ospiti a casa di amici. Niente trucco niente inganno.

3. I noodles questa nuova moda

Ora, in principio c’erano gli spaghetti. Ora ci sono i Noodles. Non toccate i miei amatissimi amici del Noodles Bar di Porta Genova. Loro sono dei giusti. Anche perchè si sono creati un genere tutto loro. Un noodles bar all’italiana e sperimentano senza nessuna presunzione, giusto per il gusto di inventarsi sempre cose nuove. E per andare a cena non ti svenano. E i maki sono fantastici, e hanno la birra giusta e anche la gazzosa della Lurisia che mi piace tanto. Ma soprattutto, non-se-la-menano.
Invece qualcuno pensa che a Milano siano tutti coglioni e che i noodles non li abbiamo mai mangiati. Cosi ti rifilano noodles come se fosse il nettare degli dei, per carità buoni, ma con un servizio imbarazzante che ti fa passare qualsiasi poesia. E se vi dicono che gli yakitori si mangiano bruciati (anzi carbonizzati), mandateli pure indietro.
I noodles andiamo a mangiarceli nei ristoranti asiatici come si deve, ce ne sono a Milano, giuro, il servizio è gentile, e soprattutto sorridono.

noodles

Il giudizio è personale, il buon gusto no.

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